L’apparizione di Niccolò Bonifazio accanto a Tadej Pogačar durante una recente sessione di allenamento a porte chiuse ha inizialmente sorpreso molti osservatori. Non tanto per la presenza dell’ex velocista, quanto per il dettaglio insolito che ha immediatamente attirato l’attenzione.
Bonifazio non era in sella a una bicicletta, come ci si sarebbe aspettato in un contesto simile. Al contrario, seguiva Pogačar su un monopattino, un’immagine curiosa che, a uno sguardo superficiale, potrebbe sembrare quasi casuale o addirittura improvvisata.
In realtà, dietro quella scena apparentemente semplice si nasconde una filosofia di preparazione estremamente precisa. Ogni elemento dell’allenamento di Pogačar è studiato, testato e inserito in un sistema che non lascia nulla al caso.
Il monopattino, in questo contesto, non è un vezzo né una scelta estetica. Rappresenta uno strumento funzionale, utile per controllare il ritmo, mantenere una distanza costante e offrire un riferimento visivo e aerodinamico durante l’esercizio.
La squadra di Pogačar è nota per l’attenzione maniacale ai dettagli. Nulla viene lasciato all’improvvisazione, nemmeno durante le sessioni che si svolgono lontano dagli sguardi del pubblico e dei media.
Bonifazio, con la sua esperienza da ex velocista, conosce perfettamente le dinamiche del gruppo e la gestione delle velocità elevate. Anche senza pedalare, il suo ruolo rimane centrale nella simulazione delle condizioni reali di gara.

Il controllo del ritmo è uno degli aspetti chiave dell’allenamento moderno. Avere un riferimento stabile permette a Pogačar di concentrarsi esclusivamente sulla propria posizione, sulla cadenza e sulla risposta del corpo allo sforzo.
Il monopattino consente inoltre una regolazione più precisa della velocità in determinate fasi, evitando accelerazioni involontarie che una bicicletta potrebbe generare, soprattutto su tratti pianeggianti o leggermente ondulati.
Un altro elemento fondamentale è la gestione del vento. La presenza di Bonifazio davanti a Pogačar permette di simulare scie, micro-variazioni aerodinamiche e condizioni simili a quelle che si incontrano in gara.
Questo tipo di allenamento non mira solo a migliorare la potenza, ma anche la capacità di adattamento. Pogačar si allena a leggere l’ambiente, a reagire a stimoli minimi e a mantenere la concentrazione anche in situazioni atipiche.
La scelta di svolgere queste sessioni a porte chiuse non è casuale. La squadra preferisce testare nuove soluzioni lontano dai riflettori, senza pressioni esterne o interpretazioni affrettate da parte degli osservatori.
Bonifazio rappresenta una figura di supporto discreta ma preziosa. Non serve che sia al centro dell’azione; il suo contributo si manifesta nella precisione dei gesti e nella capacità di adattarsi alle esigenze del leader.
Dietro ogni allenamento di Pogačar c’è un’organizzazione che funziona come un laboratorio. Ogni sessione produce dati, sensazioni e risposte che vengono analizzate e integrate nel programma complessivo.
L’immagine del monopattino diventa così simbolica. Racconta un approccio moderno, flessibile, capace di utilizzare strumenti non convenzionali per ottenere vantaggi marginali ma decisivi.

Nel ciclismo di alto livello, la differenza non la fa più solo il talento naturale. La capacità di ottimizzare ogni dettaglio, anche il più piccolo, diventa determinante nel lungo periodo.
Pogačar è considerato uno dei corridori più completi della sua generazione. Tuttavia, il suo successo non si basa esclusivamente sulle qualità individuali, ma su un sistema che le valorizza al massimo.
La presenza di figure come Bonifazio dimostra quanto il lavoro di squadra sia fondamentale anche in sport apparentemente individuali. Ogni ruolo, anche il più silenzioso, contribuisce al risultato finale.
Allenarsi in questo modo permette di simulare scenari specifici. Dalla gestione di un’andatura sostenuta fino alla protezione dal vento laterale, tutto viene riprodotto in modo controllato.
Il monopattino offre anche un vantaggio logistico. È più agile, meno ingombrante e consente cambi rapidi di posizione, adattandosi alle esigenze dell’allenamento senza interrompere il flusso della sessione.
Questo tipo di sperimentazione riflette una mentalità aperta all’innovazione. La squadra di Pogačar non si limita a seguire tradizioni consolidate, ma cerca continuamente soluzioni alternative.
Bonifazio, pur non essendo più un corridore attivo, mantiene un legame forte con il mondo delle competizioni. La sua esperienza diventa una risorsa, trasformata in supporto pratico e strategico.

L’allenamento a porte chiuse consente inoltre una comunicazione diretta e continua. Indicazioni, correzioni e feedback possono essere scambiati senza distrazioni, migliorando l’efficacia della sessione.
Pogačar beneficia di questo ambiente controllato. Può concentrarsi sul gesto atletico, sapendo che ogni elemento intorno a lui è stato pensato per supportare il suo sviluppo.
La scena del monopattino rompe l’immaginario classico dell’allenamento ciclistico. Proprio per questo attira l’attenzione e invita a riflettere su come lo sport stia evolvendo.
Dietro quell’immagine c’è una visione chiara: prepararsi alle gare non significa solo accumulare chilometri, ma replicare sensazioni, condizioni e dinamiche che si incontreranno nei momenti decisivi.
Il supporto di Bonifazio dimostra anche un approccio umano. Non solo tecnologia e numeri, ma persone che lavorano insieme, condividendo obiettivi e responsabilità.
Ogni sessione diventa così un tassello di un progetto più ampio. Nulla è fine a sé stesso, tutto contribuisce alla costruzione di una forma ottimale e sostenibile.

La semplicità apparente dell’immagine nasconde una complessità organizzativa notevole. Coordinare tempi, ruoli e strumenti richiede pianificazione e fiducia reciproca.
Pogačar, da parte sua, appare perfettamente integrato in questo sistema. Accetta soluzioni non convenzionali, dimostrando apertura mentale e totale coinvolgimento nel processo.
Questo atteggiamento fa la differenza ai massimi livelli. Essere disposti a sperimentare significa non accontentarsi mai, anche quando i risultati già parlano da soli.
In definitiva, la scena di Bonifazio sul monopattino racconta molto più di quanto sembri. È la rappresentazione concreta di un metodo, di una filosofia e di un’attenzione costante al dettaglio.
Dietro ogni pedalata di Pogačar c’è un lavoro invisibile, fatto di scelte precise e supporti discreti. È in questo equilibrio tra semplicità e rigore che nasce l’eccellenza.